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Il mio metodo di lavoro

Ogni organizzazione ha una propria storia, relazioni, vincoli, obiettivi e sfide.

Per questo non applico format predefiniti. Ogni intervento nasce dall’ascolto del contesto e viene progettato insieme alle persone che conoscono e vivono ogni giorno l’organizzazione.

Partiamo dalla sfida, dal cambiamento che si vuole rendere possibile, dai risultati attesi, dalle persone da coinvolgere e dalle condizioni necessarie perché il lavoro possa produrre risultati concreti.

Su questa base progetto il processo, scelgo metodi e strumenti e costruisco una sequenza di attività che aiuta il gruppo a raggiungere l’obiettivo.

La struttura offre una direzione chiara, ma rimane flessibile e viene adattata progressivamente a ciò che emerge dal lavoro con il gruppo.

Condizioni e relazioni

Cerchio di persone collegate tra loro da fili

Le organizzazioni sono sistemi vivi, composti non soltanto da strutture, ruoli, processi e procedure, ma soprattutto da relazioni, conversazioni, pratiche quotidiane, interdipendenze e significati condivisi.

Per questo molti problemi non dipendono soltanto dalle persone o dai processi, ma dalle condizioni che rendono possibili, oppure ostacolano, determinati comportamenti.

Non possiamo chiedere alle persone di collaborare meglio se il contesto continua a premiare soltanto i risultati individuali. Né aspettarci decisioni migliori se le conversazioni non permettono ai punti di vista e alle informazioni importanti di emergere.

Il mio lavoro non consiste nel produrre direttamente collaborazione, fiducia, ascolto o responsabilità. Consiste nel progettare contesti nei quali queste capacità possano svilupparsi e diventare progressivamente parte del modo in cui l’organizzazione lavora.

Facilitazione: dalla comprensione all’azione

Quando tutto accelera, la reazione naturale è accelerare ancora. A volte, invece, è necessario rallentare per osservare meglio, comprendere prima di decidere e interrompere gli automatismi che continuano a produrre gli stessi risultati. Paradossalmente, è proprio questo rallentamento intenzionale iniziale che permette al gruppo di agire poi con maggiore lucidità, rapidità ed efficacia.

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1. Osservare e mettere a fuoco

Osserviamo ciò che sta realmente accadendo: fatti, dinamiche, comportamenti ricorrenti, automatismi, vincoli e informazioni che faticano a emergere. Questo permette di andare oltre il problema più visibile, chiarire la domanda sulla quale lavorare e riconoscere le condizioni che continuano ad alimentare la situazione.

2. Allargare il campo e integrare le prospettive

Mettiamo in relazione conoscenze, informazioni ed esperienze distribuite tra persone, funzioni e stakeholder diversi. Rendiamo visibili interdipendenze e ipotesi implicite e attraversiamo le differenze senza ridurle troppo rapidamente, utilizzandole per ampliare la comprensione e generare nuove possibilità.

3. Costruire scelte e soluzioni

Organizziamo ciò che emerge, definiamo criteri e priorità e costruiamo decisioni o soluzioni fondate su una comprensione più ampia della situazione. Le scelte vengono tradotte in responsabilità, modalità di lavoro e azioni concrete, capaci di guidare il lavoro anche dopo la conclusione dell’incontro.

4. Sperimentare, apprendere e adattare

Mettiamo le scelte e i nuovi comportamenti alla prova nel lavoro quotidiano. L’esperienza, la riflessione e il feedback permettono di comprendere che cosa funziona, che cosa modificare e quali apprendimenti consolidare e trasformare in patrimonio condiviso dell’organizzazione.

Formazione esperienziale: dalla trasmissione dei contenuti all’apprendimento che cambia l’azione

Non significa soltanto trasmettere contenuti e proporre attività coinvolgenti, ma creare le condizioni perché ciò che viene appreso possa essere compreso, sperimentato e trasferito nelle situazioni reali di lavoro.

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1. Vivere un’esperienza concreta

Partiamo da un’attività esperienziale che riproduce, in forma protetta, dinamiche simili a quelle del lavoro quotidiano. Le persone agiscono come farebbero di solito e così emergono automatismi, modi di comunicare, di decidere e di collaborare.

2. Osservare e riflettere

Ci fermiamo a guardare che cosa è accaduto: che cosa ha funzionato, che cosa ha ostacolato il risultato, quali scelte sono state fatte e perché. Il confronto nel gruppo rende visibile ciò che, mentre si agisce, rimane nascosto.

3. Costruire conoscenza

Modelli e contenuti teorici aiutano a dare significato a quanto osservato e a collegarlo alle situazioni reali di lavoro. L’esperienza diventa conoscenza condivisa, utile per leggere anche le situazioni successive.

4. Applicare nel quotidiano

Le persone scelgono comportamenti e strumenti da provare nel proprio contesto e li mettono alla prova nel lavoro quotidiano. Follow-up, esercitazioni e feedback consolidano ciò che funziona e aprono un nuovo ciclo di apprendimento.

Ruoli chiari e responsabilità condivise

La qualità del lavoro dipende anche dalla chiarezza dei ruoli. Quando integro facilitazione, formazione e consulenza, rendo sempre esplicito il ruolo delle persone in aula.

Il ruolo del gruppo

È il vero protagonista del lavoro e porta conoscenze, esperienze, punti di vista e informazioni che nessun osservatore esterno potrebbe possedere nella stessa forma. Partecipa al confronto, mette in discussione le proprie ipotesi, sperimenta possibilità differenti e assume responsabilità sulle decisioni e sulle azioni costruite insieme.

Il leader e la bandiera della sfida da raggiungere

Il ruolo del leader

Rende esplicita la sfida, chiarisce il cambiamento desiderato e partecipa al processo senza predeterminarne le conclusioni. Crea spazio per il confronto, sostiene la sperimentazione e presidia nel tempo le condizioni necessarie perché decisioni, apprendimenti e nuove pratiche possano consolidarsi.

Percorso che collega leader, gruppo e consulente

Il mio ruolo

Quando facilito, progetto e guido il processo senza indirizzare il gruppo verso una risposta già definita. Creo le condizioni per un confronto aperto e strutturato, pongo domande, faccio emergere ciò che rimane implicito e aiuto a collegare prospettive differenti e a trasformarle in risultati utili.

Quando formo, introduco contenuti, modelli ed esperienze che permettono alle persone di osservare i propri comportamenti, attribuire significato a ciò che accade e sperimentare nuove modalità di azione.

Quando intervengo come consulente, metto a disposizione la mia esperienza e le mie competenze per leggere la situazione, offrire chiavi di interpretazione e orientare lo sviluppo del percorso.

Che cosa cambia nel lavoro quotidiano?

Il percorso non produce soltanto un risultato sulla sfida presente. Aiuta il gruppo a sviluppare capacità e pratiche che può continuare a utilizzare anche dopo il lavoro insieme.