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Come capisco se questo lavoro è adatto alla mia situazione?

È necessario avere già chiaro il problema da affrontare?

No. Anzi, succede molto spesso il contrario.

L’organizzazione percepisce che qualcosa non sta funzionando, ma non riesce ancora a capire con precisione quale sia il problema oppure scopre, durante il confronto iniziale, che la difficoltà dichiarata è solo una parte di una situazione più ampia.

Per questo il primo passo del lavoro consiste nell’analizzare insieme il contesto, chiarire il problema, definire gli obiettivi e identificare l’output concreto che si desidera ottenere.

Una buona definizione del problema è già parte della soluzione.

Lavori solo con aziende o anche con organizzazioni pubbliche e non profit?

Lavoro con aziende private, organizzazioni pubbliche, enti, associazioni e organizzazioni non profit.

Il metodo cambia in funzione del contesto, non del settore.

Le dinamiche legate a leadership, collaborazione, decisioni, apprendimento e trasformazione attraversano infatti organizzazioni molto diverse tra loro.

Ti occupi anche di team building ed eventi aziendali?

Sì, progetto sia attività finalizzate esclusivamente all’intrattenimento o alla coesione del gruppo, sia quando rappresentano un’opportunità per affrontare una sfida reale dell’organizzazione. In questo ultimo caso, ogni workshop o evento viene costruito affinché le persone possano lavorare insieme su obiettivi concreti, rafforzare la collaborazione e lasciare risultati utili anche dopo l’incontro.

Con quante persone puoi lavorare?

Per i percorsi di formazione lavoro generalmente con gruppi da 5 a 30 partecipanti.

Per workshop e processi di facilitazione conduco gruppi da 2 a circa 80 persone.

Per eventi con numeri superiori collaboro con altri facilitatori professionisti, mantenendo la stessa qualità metodologica anche nei gruppi molto numerosi fino a 300 persone.

Qual è la differenza tra facilitazione, formazione e consulenza?

Sono tre modalità di lavoro diverse, che possono anche convivere nello stesso progetto.

Formazione

L’obiettivo è sviluppare nuove conoscenze e competenze.

Alterno contributi teorici, attività esperienziali, riflessione e applicazione pratica.

Facilitazione

Non porto contenuti da insegnare.

Progetto e conduco un processo che permette al gruppo di confrontarsi, prendere decisioni, costruire comprensione condivisa e raggiungere un obiettivo concreto.

Consulenza

Aiuto l’organizzazione a trasformare quanto emerso durante workshop e percorsi in azioni, strumenti e pratiche operative.

Molti progetti integrano queste tre modalità in momenti diversi.

Come faccio a capire se serve facilitazione, formazione o entrambe?

Dipende dalla situazione e dal risultato che si vuole ottenere.

La facilitazione è utile quando le conoscenze necessarie sono già presenti nel gruppo, ma serve un processo che aiuti le persone a confrontarsi, integrare prospettive diverse, prendere decisioni o costruire un risultato condiviso.

La formazione è più adatta quando occorre sviluppare conoscenze, strumenti o competenze che il gruppo non possiede ancora, oppure che deve allenare e consolidare.

In molti progetti le due modalità si integrano. La formazione introduce nuovi concetti e strumenti; la facilitazione permette di applicarli a una sfida reale dell’organizzazione, trasformandoli in decisioni, pratiche e modi di lavorare condivisi.

Per esempio, un Leadership Team può prima approfondire strumenti di ascolto, dialogo e decisione e poi utilizzarli, attraverso un processo facilitato, per affrontare un problema concreto.

La scelta viene definita durante l’analisi iniziale dei bisogni. Non si parte dal formato da proporre, ma dal problema da affrontare, dall’obiettivo e dall’output che l’organizzazione vuole ottenere.

Su quali temi lavori?

Per la formazione progetto percorsi dedicati, ad esempio, a leadership, collaborazione, comunicazione, feedback, problem solving, gestione del cambiamento, gestione dei conflitti, gestione del tempo, orientamento al cliente, goal setting, decision making, innovazione, facilitazione, pensiero sistemico e sviluppo delle capacità relazionali.

Per la facilitazione, invece, non esistono temi predefiniti. La facilitazione è un metodo di lavoro che può essere applicato a qualsiasi sfida organizzativa: definire una strategia, affrontare un cambiamento, migliorare la collaborazione, progettare un servizio, coinvolgere stakeholder diversi, prendere decisioni complesse o costruire una visione condivisa.

Che cosa distingue il tuo lavoro da una formazione tradizionale?

L’apprendimento non coincide con la trasmissione di contenuti.

Le persone apprendono soprattutto attraverso l’esperienza, il confronto, la riflessione e la sperimentazione.

Per questo i miei percorsi alternano momenti di lavoro pratico, dialogo, esercitazioni e applicazione sul contesto reale.

L’obiettivo non è soltanto che le persone imparino qualcosa durante la giornata.

È che l’organizzazione sviluppi capacità che rimangano nel tempo e diventino parte del proprio modo di lavorare.

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Come si costruisce un percorso?

Come viene progettato un intervento?

Ogni percorso nasce da un confronto con il committente e viene progettato su misura. La progettazione segue normalmente tre passaggi.

  • Ascolto del contesto e analisi dei bisogni: Definizione condivisa del problema, degli obiettivi e dell’output atteso. Individuazione delle persone da coinvolgere e delle condizioni organizzative da considerare.
  • Elaborazione di una macro-progettazione, che descrive struttura, metodo e risultati attesi.
  • Una volta approvata la proposta e firmato il contratto, sviluppo della micro-progettazione e preparazione operativa del percorso.
Quanto può durare un percorso?

Dipende dagli obiettivi.

Un workshop di facilitazione può durare una giornata oppure inserirsi in un percorso composto da più incontri distribuiti nel tempo.

Anche la formazione può prevedere una singola giornata, ma lo sviluppo di competenze relazionali e manageriali richiede continuità. Per questo, quando possibile, progetto momenti di follow-up, esercitazioni sul lavoro e attività supportate anche da strumenti di intelligenza artificiale personalizzati.

I percorsi di consulenza prevedono generalmente incontri periodici, di mezza giornata o una giornata, finalizzati ad accompagnare l’implementazione di quanto emerso durante il lavoro con il gruppo.

Chi partecipa alla fase iniziale?

Il confronto iniziale coinvolge il committente e tutte le persone che possono contribuire a comprendere il contesto, chiarire i bisogni e definire gli obiettivi del progetto.

Più questa fase è accurata, maggiore sarà la qualità dell’intervento.

È importante che il leader partecipi?

Nei percorsi di facilitazione sì.

Se il leader promuove il progetto ma non partecipa al lavoro, diventa più difficile costruire un cambiamento reale e condiviso.

Nei percorsi di formazione o consulenza, invece, la sua presenza può non essere necessaria durante tutte le attività, pur rimanendo fondamentale nel sostenere ciò che emergerà successivamente.

Lavori anche con stakeholder esterni all’organizzazione?

Sì.

Molte sfide organizzative coinvolgono clienti, partner, fornitori, istituzioni, associazioni o altri stakeholder esterni.

In alcuni casi il gruppo di lavoro stesso è composto da persone appartenenti a organizzazioni diverse che devono costruire una comprensione condivisa attorno a una sfida comune.

Come si misura l’efficacia di un percorso?

L’efficacia si misura innanzitutto rispetto agli obiettivi e agli output definiti insieme nella fase di progettazione.

Oltre ai risultati immediati, considero importanti anche indicatori meno convenzionali, come la qualità delle decisioni, il livello di collaborazione, l’emersione di informazioni prima invisibili, l’assunzione di responsabilità, la continuità delle pratiche introdotte e la capacità del gruppo di affrontare con maggiore autonomia le sfide successive.

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Aspetti pratici

Lavori in presenza, online o in modalità ibrida?

Lavoro in tutte e tre le modalità.

Progetto percorsi in presenza, online oppure in modalità ibrida, scegliendo di volta in volta la soluzione più adatta agli obiettivi, al numero dei partecipanti e al contesto organizzativo.

In quali lingue conduci gli interventi?

Italiano, inglese e spagnolo.

Lavori anche fuori dall’Italia?

Sì.

Collaboro con organizzazioni nazionali e internazionali senza particolari limiti geografici.

Che cosa succede durante il primo confronto?

Il primo confronto, della durata di circa 30 minuti, è gratuito e serve a capire se posso essere la persona giusta per accompagnare la vostra organizzazione.

Se emerge che esistono le condizioni per lavorare insieme, organizziamo un secondo incontro, sempre gratuito, di circa 45 minuti, dedicato all’analisi dei bisogni, alla definizione degli obiettivi e dei risultati attesi.

Da qui prende forma la proposta progettuale.

È possibile iniziare con un singolo workshop?

Sì. Molti percorsi iniziano proprio da un workshop.

Di solito diventa il primo passo di un percorso più ampio, che verrà eventualmente costruito sulla base di quanto emergerà durante il lavoro.

Come vengono definiti tempi e investimento economico?

Solo dopo la fase di analisi dei bisogni.

La durata del percorso, il numero di incontri, le persone coinvolte e il livello di personalizzazione incidono direttamente sulla progettazione.

Per questo ogni proposta viene costruita su misura, in funzione degli obiettivi e del contesto specifico.

Possiamo partire da una conversazione

Ogni organizzazione ha una storia, una cultura e sfide specifiche. Per questo ogni percorso inizia dall’ascolto.

Raccontami che cosa sta accadendo nella tua organizzazione. Possiamo capire insieme se e come lavorarci.